Trigger.

In questo post figuratemi con una pistola in mano, puntata contro di voi, col dito sul grilletto. Questo post sarà un enorme trigger, perciò sentitevi pure liberi di non leggere se diventasse troppo da reggere. Se resisterete fino alla fine, avrete tutta la mia gratitudine, e se qualcuno avesse bisogno di parlarne, o di parlare in generale, si senta pure libero di scrivermi privatamente e non, ovunque.

Molti scrolleranno senza leggere veramente le mie parole, perciò metterò qua in cima il messaggio più importante di tutto ciò che voglio dire: finitela di romanticizzare il suicidio. Finitela di romanticizzare i disturbi mentali e alimentari.

Partiamo dal suicidio, argomento a me estremamente vicino.

Ho mille ragioni per prendervi a calci in culo se lo romanticizzate, se condividete immaginette di merda su quanto sia magico e poetico il buttarsi da un balcone o tagliarsi a morte o prendere pillole. Prima di tutto è un pensiero che attraversa la mente di molte persone, e molte persone trovano nelle vostre immaginette una giustificazione per quel gesto tanto agognato. Il suicidio è morte, perché volete trascinare una persona nell’abisso in questo modo? Oh, no, non lo volete. Mettiamola così: voi condividete l’immagine di merda, qualcuno che pensa di farlo seriamente potrebbe vederla, e potrebbe sentirsi male, così male da metterlo in atto. Trigger.

Voi non volete questo peso sulla coscienza, no. Infatti non sarà mai colpa vostra. Mai.

Io vi do la colpa.

Ancor peggio, magari quello stesso pensiero attraversa la vostra mente ed a maggior ragione non dovreste condividere quelle immagini: non sono una ricerca di aiuto, non sono il modo giusto per attirar l’attenzione e non sono uno sfogo. Trascinano altre persone nel vostro cazzo di abisso.
Se avete pensieri del genere parlatene con qualcuno di fisico, chiamate una suicide hotline, è pieno di servizi apposta, parlatene con uno psicologo. Parlatene.
Condividere immagini, scritte, cagate su internet non risolverà nulla.

Ultima cosa: è un trigger per molte persone. E non mi importa dei vostri “avrebbe potuto evitare di guardare” perché è un contenuto visibile e si può trovare ovunque.

(Piccola parentesi, cos’è un trigger? Ricordate l’immagine della pistola? Ecco, il trigger è il grilletto, con il mio dito sopra. Immaginate che io dica qualcosa di estremamente doloroso per voi, qualcosa che vi rievochi ricordi, immagini, traumi… ho premuto il grilletto e vi ho colpiti. Questo è un trigger.)

Il suicidio ad esempio per me è un trigger enorme. Nel post precedente ero in uno stato mentale alterato mentre scrivevo, perché appunto più persone avevano condiviso immagini a riguardo, immagini finto poetiche sul suicidio, ed il tutto mi aveva urtato. Ancora oggi, senza bisogno di guardare quelle immagini, solo pensando a questo argomento, mi ritrovo nello stesso stato: a malapena riesco a parlare, a stare in piedi, tremo e aggiungiamoci pure che sto sudando freddo, e trattengo le lacrime mentre scrivo.

Avevo diciotto anni quando il mio migliore amico si è tolto la vita. Dal nulla. L’ultima volta che l’ho sentito stava bene, tutto andava per il meglio. Mesi dopo ho scoperto che si fosse suicidato. Il mondo si è fermato. Non ricordo cosa ho fatto quel giorno, dopo aver telefonato alla sua famiglia. So di averlo detto ad un paio di amici, e basta. Ero persa.
Non avete bisogno dei dettagli su quanto sia successo, quelli rimarranno tra me e gli amici più stretti, se proprio ne avrò voglia potrò parlarne in privato, ma le circostanze non sono un punto di interesse qua. Ma ecco come mi sono sentita.
E’ stato un trauma. Incubi, allucinazioni, lo vedevo ovunque nei momenti più inaspettati. Sono passati quattro anni ora e ho visto vari psicologi.
Il pensiero? C’è stato. Ed è spaventoso quanto sembri facile. Ed è per questo che so di dover contattare l’ospedale se capita, è per questo che HO contattato l’ospedale al tempo.

Dopo questa digressione sui cazzi miei, passiamo agli altri punti importanti di questo post, questa versione estesa del weekendcoffeeshare: trigger.

Piantatela di romanticizzare i disturbi mentali.

Li trovate così carini? Non lo sono. No, non sei bipolare se hai sbalzi d’umore, e no non sei depresso se ti senti triste. La depressione non è bella, la schizofrenia non è poetica, il bipolarismo non è divertente, e potrei andare avanti all’infinito.
Piantatela.
C’è chi convive tutti i giorni con disturbi debilitanti per un motivo o per l’altro, chi non dorme la notte da giorni perché il suo organismo ha deciso così, perché il cervello non vuole riposare. C’è chi vede cose che non sono lì, chi sente voci costantemente, chi non può metter piede fuori di casa perché SA che c’è qualcuno ad aspettarlo, qualcuno che lo osserva. C’è chi non riesce ad alzarsi dal letto, a lavarsi, a mangiare, e non per pigrizia, non per una sua decisione, ma per un disturbo.
C’è chi si passa la vita da un terapeuta e non è divertente. Non è divertente nè poetico nè romantico avere un disturbo.

Ed allo stesso modo anoressia e bulimia non sono divertenti, non sono disturbi carini, non hanno nulla di bello. Piantatela di pubblicizzarli.

Perché con i vostri post non fate altro che pubblicizzare delle malattie. Sono malattie. E quando ve ne accorgerete sarà troppo tardi per voi e per quelle persone che come voi avranno fissato un fisico di sole ossa come goal della vita.

 

Ora che ho fatto incazzare metà delle persone che conosco, posso chiudere qui. Il mio lavoro l’ho fatto. Buona serata.
E se il proiettile fosse partito per davvero, vi sfido a schivarlo.

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