Ti amo. Addio.

Disclaimer: questo racconto contiene tematiche forti, a vostra discrezione se leggerlo o meno.

​Lei l’aveva avvertito.

Sarebbe stata vestita di bianco, avrebbe preso dei farmaci e si sarebbe tagliata i polsi. Lui scoppiò.

“Mi dispiace”, disse lei.

Tra un singhiozzo e una risata Lui riuscì appena a dire di non saper cosa dire.

Ma era in salvo, non aveva il vestito bianco di cui parlava, no?
Lei era la prima, e Lui non pensava ce ne sarebbero state altre. Non era amore. Era ossessione, era Lei, era tossico e deplorevole quanto riuscisse a tenerlo legato cosí indissolubilmente a sè.

E lui non vedeva nè voleva vedere. Mandava giú alcool come acqua, le prendeva la mano e gli pareva di correre per le lande di un sogno mentre Lei gli descriveva gli effetti di alcool e medicine combinati.

Un sogno stonato, di un Lui fatto per rendersene conto, per sentire stridere le corde di quel violino che lo accompagnava mesto.

Però non aveva quel vestito bianco. Era salva.
Un giorno Lei, Lui e un’amica sono usciti assieme. Girovagando per i negozi della città si spersero in chiacchiere, tutto sembrava filare per il meglio. Lei sembrava felice.

Ad un tratto vide Lei illuminarsi e saltellare in un negozio. La seguí, per poi vedere quel vestito: Il vestito bianco.

“Andiamo a pranzo al giapponese?”

Ed andarono a pranzo al giapponese. L’ultimo pranzo. Ogni boccone sembrava un passo in piú, un gradino in meno della sua lenta discesa verso la morte. Lui avrebbe voluto soffocare. Strozzarsi con un boccone di sushi e scappare cosí.

Inspira, espira, mastica e ingoia, inspira ed espira.
“Ti amo”

Lui se ne va a piedi. Aveva il pullman di fronte, avrebbe potuto prenderlo, ma no. Stava troppo male. Costeggia il fiume, ansima, sente il fiume che lo chiama. Vorrebbe caderci e fuggire cosí. Schifoso.

Si fa schifo da solo.

Ma Lei non lo fará, se lo sente. Non è vero. Non lo fará. Inspira, espira, un passo ed ancora un altro, inspira, espira.

“Ti amo”

“Addio”

Click.

Sirene. Una, due, tre, quattro, cinque. Urla e scalpita, nessuno capisce. Ha ansimato qualcosa al telefono, voleva che si svegliassero e la salvassero. Ansima, urla e scalpita. Sirene. Una, due, tre, quattro, cinque.

Loro non capiscono: non lo fará, non è vero, stai calmo. Loro non capiscono. Sirene. Una, due, tre, quattro, cinque.

“Ti amo”

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