Dovrei scrivere di te?

Quante volte se l’era chiesto. Lui aveva la brutta abitudine di scrivere delle persone, di quelle importanti in qualche modo. Aveva promesso che avrebbe scritto di Lei ed aveva mantenuto la promessa, anche se ormai non si trattava più di un elogio funebre.

Le Lei della sua vita erano molte, tutte importanti a modo loro, e da giorni non faceva che pensare a Lei. Anche Lei se n’era andata, ma silenziosamente, senza alcun copione, senza scriverne una tragedia.
“Dovrei scrivere di te?”

“Eravamo uniti, non una cosa sola, ma due anime per mano che si sorreggevano a vicenda.

Ricordo che mi confessasti di volerti far del male perché qualcuno notasse il tuo dolore. La notte seguente ti sognai:

Te ne stavi lì, coi tuoi capelli viola ed il tuo abito bianco, con le braccia tese verso di me, ricoperte di tagli. Sentii il cuore spezzarsi e ti presi le mani. I tagli svanirono dalle tue braccia per riapparire sulle mie. Bruciavano e quasi facevo fatica a respirare tanto era il dolore, ma per te avrei sopportato questo e altro.

Poi sei svanita, e sono rimasto solo con le tue ferite.

Sembra ieri che te ne sei andata per davvero. O forse me ne sono andato io. O forse, semplicemente, le nostre mani si sono lasciate andare ed i nostri occhi non si sono più incontrati.
Però ci penso ancora, a te, a quel sogno.

E, nonostante tutto, ho scritto ancora di te, come ho sempre fatto.”

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